È stata la narrativa contemporanea la protagonista dell'incontro promosso dalla Società Internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici sociali ed etici, che mercoledì 22 luglio ha ospitato nella propria sede di viale Miramare la presentazione del volume
Ho buttato tutto il resto, quarta raccolta di racconti di Andrea Comisso pubblicata da Hammerle Editori.
Dopo i saluti introduttivi del direttore scientifico dell’associazione Luca G. Manenti, la giornalista Cristina Bonadei ha guidato un dialogo con l'autore, alternato alla lettura di alcuni brani da parte di Sara Alzetta e Antonio Schiavulli. Il confronto ha accompagnato il pubblico non solo alla scoperta dell'opera, ma anche della visione della scrittura e della letteratura che ne costituisce il fondamento.
Ho buttato tutto il resto rappresenta il risultato di un percorso di essenzialità e di ricerca. Il titolo stesso richiama un processo di selezione, di eliminazione del superfluo. Comisso ha escluso numerosi racconti dalla raccolta proprio perché non rispecchiavano pienamente la direzione che desiderava darle, per questo ogni suo nuovo libro rappresenta un'evoluzione rispetto ai precedenti.
Sollecitato da Bonadei sulle proprie influenze letterarie, Comisso ha ricordato autori molto diversi tra loro, da Jorge Luis Borges a Oriana Fallaci, fino a Dino Buzzati, sottolineando come ogni lettura lasci tracce che riaffiorano non tanto nello stile, quanto nella capacità di osservare il mondo attraverso prospettive inedite. Di Buzzati, in particolare, ha evidenziato la capacità di introdurre il fantastico nell'ordinario, una cifra narrativa che il pubblico ha riconosciuto nei racconti dello stesso Comisso.
Ampio spazio è stato dedicato al tema della parola. Comisso ha raccontato come agli inizi fosse naturale cercare termini ricercati e costruzioni complesse. Oggi invece egli preferisce semplificare senza impoverire, scegliere le parole indispensabili e abbondonare il superfluo. Nei racconti brevi, ha spiegato, ogni lemma assume un peso specifico e la precisione diventa essenziale per mantenere intatta la forza narrativa del testo.
La conversazione si è poi concentrata sul rapporto tra professione e scrittura. Avvocato nella vita, Comisso ha spiegato come l'attività letteraria rappresenti per lui uno spazio completamente diverso, nel quale liberarsi dei linguaggi tecnici della professione e costruire una voce personale. Scrivere, ha osservato, significa prima di tutto cercare di offrire al lettore uno spunto di riflessione, senza pretendere di fornire risposte definitive.
Proprio il rifiuto di proporre verità assolute è emerso come uno dei tratti distintivi della sua narrativa. Nei racconti di
Ho buttato tutto il resto i personaggi vengono osservati senza giudizi morali, anche quando affrontano situazioni estreme o incarnano figure controverse. L'interesse di Comisso è di comprendere i meccanismi interiori delle persone, senza tralasciare di mettersi nei panni di chi suscita istintivamente rifiuto o paura. Un esercizio, ha sottolineato, che non significa giustificare i comportamenti, ma provare a comprenderne la complessità.
Su questo aspetto si è sviluppata una delle riflessioni più intense della serata. Bonadei ha evidenziato come la letteratura possa aiutare ad attraversare le zone d'ombra dell'esperienza umana senza cedere alla semplificazione del giudizio, mentre Comisso ha ribadito quanto il mondo contemporaneo tenda sempre più a dividere tutto in categorie contrapposte, perdendo la capacità di sostare nelle sfumature. Secondo l'autore, la letteratura conserva proprio questo valore: porre domande, creare dubbi, offrire punti di vista che invitino il lettore a riflettere anziché ad aderire a risposte preconfezionate.
Nel corso dell'incontro si è parlato anche della forma del racconto. Comisso ha spiegato di sentirsi pienamente a proprio agio nella soluzione narrativa breve, che ha paragonato a una gara di velocità: poche pagine nelle quali ogni parola deve trovare la propria esatta collocazione. Il romanzo, al contrario, richiede un respiro narrativo che l'autore sente distante dal proprio temperamento.
Le domande del pubblico hanno aperto ulteriori spunti di analisi e indotto Comisso a rendere noti aspetti personali, dalla passione giovanile per la fantascienza al ruolo della lettura come occasione di crescita. Egli ha ricordato che anche i generi considerati "di evasione" possono affrontare i grandi temi dell'esistenza e che la migliore letteratura è quella che, pur richiedendo uno sforzo al lettore, riesce ad allargare lo sguardo sul mondo e sull'uomo.
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