Martedì 20 gennaio 2026, all’Antico Caffè San Marco di Trieste, si è svolto il primo appuntamento dell’anno della rassegna di conferenze promossa dalla Società Internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici, sociali ed etici. L’incontro, introdotto da Luca G. Manenti, ha visto come relatore Kristjan Knez, direttore del Centro Italiano “Carlo Combi” di Capodistria e presidente della Società di studi storici e geografici di Pirano, che ha proposto una riflessione ampia e articolata su Bernardo Benussi (Rovigno 1846 – Trieste 1929), tra i maggiori studiosi dell’Istria tra Otto e Novecento.
Aprendo la serata, Manenti ha ricordato il percorso ormai consolidato del ciclo di conferenze del “terzo martedì del mese”, giunto al suo terzo anno, e sottolineato la crescente partecipazione del pubblico e l’attenzione costante ai temi della cultura storica e umanistica.
La città natale di Rovigno fu il punto di partenza della vicenda umana di Benussi, sviluppatasi fra Capodistria, sede del ginnasio superiore dove si formò e iniziò l’attività di docente, e Trieste, luogo in cui raggiunse la piena maturità professionale. Knez ha posto l’accento sulla solida formazione universitaria del rovignese, maturata tra Vienna e Graz. Qui egli abbandonò gli studi giuridici per dedicarsi alla storia e alla geografia, assimilando un metodo filologico e critico rigoroso, fondato sull’analisi diretta dei documenti.
Ampio spazio è stato dedicato alla figura del Benussi storico. Uno dei nuclei centrali del suo pensiero era la convinzione che non fosse possibile scrivere una storia dell’Istria senza una preliminare raccolta e verifica sistematica delle fonti. Da questa impostazione derivarono tanto le sue prime ricerche sull’antichità e sul medioevo istriano, quanto l’imponente produzione scientifica, comprendente opere fondamentali come Storia documentata di Rovigno (1888), i lavori dedicati alle istituzioni municipali di Pola e, infine, L’Istria nei suoi due millenni di storia (1924), prima sintesi organica della storia istriana dalle origini al 1918, salutata dalla stampa dell’epoca come un evento editoriale di grande rilievo.
Knez ha evidenziato anche il ruolo centrale della scuola nell’esperienza di Benussi, vera e propria “missione civile e nazionale”, per usare le parole di Camillo De Franceschi, A Trieste egli fu docente al Ginnasio comunale superiore, quindi direttore del Liceo comunale femminile, incarico che ricoprì fino al 1909, sebbene abbia continuato a insegnare anche dopo. Curò manuali di geografia e storia destinati all’uso scolastico, oggi considerati fonti preziose.
Il relatore ha affrontato infine il tema dell’impegno civile di Benussi, chiarendo come, pur non potendo essere rigidamente etichettato come irredentista, egli abbia difeso con convinzione il patrimonio linguistico e identitario degli italiani d'Austria. Questo impegno si espresse nel sostegno alla Lega Nazionale, nella partecipazione alla vita culturale e scolastica e nella funzione essenziale svolta all’Università del Popolo di Trieste, di cui fu vicepresidente e poi presidente. In questo contesto, la storiografia veniva intesa come strumento di tutela culturale e di confronto politico, secondo una visione ampiamente condivisa nel clima di fine Ottocento.
Nel dialogo conclusivo, Manenti ha ringraziato Knez per aver saputo rendere accessibili e coinvolgenti temi complessi, sottolineando come la figura di Benussi rappresenti un esempio emblematico di studioso e educatore dell’Adriatico nord-orientale. L’incontro ha restituito l’immagine di un intellettuale instancabile, capace di coniugare rigore scientifico, impegno civile e attenzione alla formazione delle nuove generazioni, lasciando un’eredità culturale di cui ancora oggi studiosi e lettori continuano a beneficiare.
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