Fraternità e adultità tra bellezza e conflitto: una riflessione sull’essere adulti oggi

18 marzo 2026

Si è svolto martedì 17 marzo, all’Antico Caffè San Marco di Trieste, un nuovo appuntamento della rassegna promossa dall’Associazione culturale “Società Internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici sociali ed etici”. Protagonista dell’incontro è stata Erica Mastrociani, che ha proposto una riflessione intensa e articolata dal titolo “Fraternità e adultità tra bellezza e conflitto”.

Fin dalle prime battute, la relatrice ha chiarito il cuore del suo intervento: interrogarsi sull’“adultità”, intesa non come condizione acquisita una volta per tutte, ma come dimensione complessa, da comprendere e continuamente rielaborare. Lungi dal proporre risposte definitive, Mastrociani ha invitato il pubblico ad “abitare le domande”, riconoscendo che l’esperienza educativa – e la vita stessa – non può essere ridotta a schemi rigidi o soluzioni preconfezionate.

Attraverso un percorso che ha intrecciato narrazioni, immagini e riferimenti culturali, l’incontro ha messo in luce come diventare adulti significhi anzitutto confrontarsi con il limite. A partire dalla rappresentazione di Adamo ed Eva nella Cappella Sistina, l’uscita dal Paradiso è stata interpretata come il passaggio inevitabile dall’innocenza alla responsabilità: l’adulto è colui che si misura con la fatica, con il lavoro, con la mortalità, assumendosi il peso della propria esistenza.

In questa prospettiva, il racconto biblico di Caino e Abele è stato proposto come paradigma delle relazioni umane. Il conflitto, ha sottolineato la relatrice, è una dimensione strutturale dell’esperienza umana: non può essere eliminato, ma chiede di essere riconosciuto e governato. Caino, incapace di sostenere la frustrazione e il mancato riconoscimento, sceglie di eliminare il fratello anziché affrontare la relazione. Da qui emerge una domanda centrale: quale postura assumiamo nei confronti dell’altro? L’incontro, infatti, può trasformarsi tanto in scontro quanto in occasione di responsabilità e crescita.

Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato il tema dell’empatia, oggi spesso considerata un’acquisizione culturale, ma che – alla luce di recenti studi – appare invece come una disposizione originaria dell’essere umano. La relazione con l’altro non è quindi opzionale, ma costitutiva: ciascuno è chiamato a scegliere consapevolmente come abitarla.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla trasformazione della figura adulta nella contemporaneità. Secondo Mastrociani, viviamo in un tempo segnato da profondi cambiamenti: l’allungamento della vita, l’aumento delle possibilità individuali e il forte senso di libertà hanno contribuito a ridefinire i confini dell’adultità. Tuttavia, queste conquiste hanno prodotto anche effetti critici, tra cui una crescente difficoltà degli adulti ad assumere pienamente il proprio ruolo educativo.

In particolare, è emersa la tendenza a prolungare indefinitamente la giovinezza, con il rischio di smarrire la funzione di riferimento per le nuove generazioni. Quando l’adulto rinuncia alla propria responsabilità, il giovane si trova privo di orientamento e tende a cercare modelli esclusivamente tra i pari. Ne deriva, secondo la relatrice, una fragilità diffusa nelle pratiche educative e una progressiva perdita del senso del limite.

In questo contesto, è stata ribadita l’importanza del “contenimento” come dimensione fondamentale della relazione educativa. Non si tratta di imporre rigidità, ma di offrire confini chiari e affidabili, capaci di sostenere la crescita. Il limite, quando è vissuto in modo equilibrato, diventa infatti una forma di cura e di sicurezza.

A chiudere l’intervento, l’immagine di Enea – così come scolpita dal Bernini – ha offerto una potente sintesi simbolica: l’adulto è colui che si assume la responsabilità del passato, sostenendolo sulle proprie spalle, mentre accompagna il futuro, rappresentato dal figlio. Una figura che incarna una postura capace di tenere insieme memoria, relazione e responsabilità.

Il dibattito finale ha ulteriormente arricchito la riflessione, toccando temi come il rapporto tra crescita e ferite interiori, il significato del “fare pace” con la propria storia e il ruolo delle relazioni nel processo di maturazione. Mastrociani ha sottolineato come diventare adulti significhi anche attraversare le proprie fragilità, senza negarle, ma integrandole in un percorso personale e relazionale.

L’incontro si è così configurato come un invito a ripensare profondamente il significato dell’essere adulti oggi: non una condizione statica, ma una responsabilità viva, che si gioca ogni giorno nelle relazioni, nelle scelte e nello sguardo rivolto agli altri e al mondo.

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