“Il Genio di Trieste”: un confronto su identità, appartenenza e destino della città cosmopolita

04 giugno 2026
La sede della Società Internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici sociali ed etici ha ospitato mercoledì 3 giugno la presentazione del volume Il genio di Trieste. Nascita e destino di una città cosmopolita di Maurizio Marzi Wildauer, pubblicato da Rubettino con prefazione di Francesco Magris.

A dialogare con l’autore sono stati il direttore scientifico dell’Associazione Luca G. Manenti e Michele Scozzai, in un incontro che ha offerto al pubblico l’occasione di riflettere sulla storia di Trieste attraverso una prospettiva originale, capace di intrecciare vicende storiche, filosofia politica e antropologia culturale.

Fin dalle prime battute del confronto è emerso il tema centrale del volume: il rapporto tra l’essere umano e il luogo in cui vive. Scozzai ha evidenziato come il libro nasca da una riflessione sul significato dell’appartenenza e sull’importanza che i luoghi assumono nella costruzione dell’identità individuale e collettiva. Un tema che, nella lettura proposta da Marzi Wildauer, diventa la chiave per interpretare la storia di Trieste.

Secondo l’autore, il legame tra una comunità e il proprio territorio rappresenta un elemento fondamentale per comprendere le dinamiche storiche e politiche. Da qui prende avvio l’analisi della Trieste medievale, città racchiusa entro confini fisici e simbolici ben definiti, regolata da propri statuti e caratterizzata da una forte coesione tra territorio, norme e identità comunitaria.
Il punto di svolta individuato dal libro è il 1719, anno dell’istituzione del Porto Franco da parte degli Asburgo. Marzi Wildauer ha spiegato come il suo lavoro non si concentri sulla semplice ricostruzione cronologica degli eventi, ma sui cambiamenti culturali e spirituali che quella trasformazione produsse nella comunità triestina. L’arrivo della modernità asburgica, la nascita del Borgo Teresiano e i profondi mutamenti introdotti dall’Illuminismo avrebbero infatti modificato radicalmente il rapporto tra gli abitanti e la città.

Ampio spazio è stato dedicato alla figura di Maria Teresa e, soprattutto, a quella di Giuseppe II. Se la prima viene indicata come la promotrice materiale della Trieste moderna, il secondo è stato descritto come il principale artefice della sua trasformazione culturale. La politica di secolarizzazione e di ridimensionamento del ruolo delle istituzioni religiose avrebbe contribuito, secondo l’autore, alla costruzione di una nuova società orientata ai commerci e alla crescita economica.

Uno dei temi più discussi durante la serata ha riguardato il carattere cosmopolita di Trieste. Marzi Wildauer ha proposto una lettura che invita a interrogarsi sulle origini di quel modello di convivenza, osservando come l’apertura verso comunità, lingue e confessioni diverse fosse strettamente collegata alla funzione economica del Porto Franco. In questo contesto la città divenne un luogo di incontro tra popolazioni differenti, organizzate in comunità e “nazioni” che conservavano lingua, tradizioni e riferimenti culturali propri.

Il dibattito si è poi spostato sul rapporto tra cosmopolitismo e identità. Una delle questioni affrontate è stata la capacità di una società fondata prevalentemente sugli interessi economici di costruire nel tempo un senso condiviso di appartenenza. Secondo l’autore, proprio la storia di Trieste dimostra come la prosperità e l’apertura internazionale non eliminino necessariamente le tensioni identitarie, che possono riemergere con forza nei momenti di crisi.
In questo quadro si inserisce anche l’analisi dei nazionalismi tra Ottocento e Novecento. Marzi Wildauer ha sostenuto che la progressiva formazione di nuove identità collettive, alimentata dal radicamento delle seconde e terze generazioni sul territorio, contribuì a trasformare profondamente una città che per lungo tempo era rimasta prevalentemente orientata alle attività commerciali e poco coinvolta nelle grandi contrapposizioni politiche dell’epoca.

La conversazione ha toccato inoltre il ruolo della massoneria, delle comunità religiose, dell’anticlericalismo e delle diverse concezioni di appartenenza nazionale che attraversarono la storia cittadina. Ne è emerso il ritratto di una Trieste complessa, laboratorio di convivenza ma anche luogo in cui si manifestarono in forma particolarmente intensa le grandi tensioni dell’Europa contemporanea.

L’incontro si è concluso con un vivace confronto con il pubblico, che ha ulteriormente approfondito i temi della lingua, dell’identità culturale, del rapporto tra cosmopolitismo e patriottismo e del ruolo delle diverse comunità nella costruzione della storia cittadina.

Attraverso il dialogo tra autore e relatori, la presentazione ha offerto uno spunto di riflessione non solo sul passato di Trieste, ma anche sulle sfide che le società contemporanee si trovano ad affrontare nel difficile equilibrio tra apertura, integrazione e radicamento culturale.

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