Una riflessione ampia e articolata sulle conseguenze culturali, politiche e umane della Prima guerra mondiale ha animato l’incontro promosso dalla “Società Internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici sociali ed etici”, che ha ospitato nella propria sede di viale Miramare la presentazione del volume
La guerra dentro. Dalle trincee del Carso a Fiume di Fabio Todero, pubblicato da Battello Stampatore.
A dialogare con l’autore è stato Luca G. Manenti, direttore scientifico dell’Associazione, che ha introdotto il lavoro di Todero sottolineandone il rigore scientifico e la capacità di unire l’attenzione minuziosa per le fonti a una visione più ampia dei fenomeni storici. Manenti ha definito Todero “un costruttore di diorami”, capace di padroneggiare il dettaglio senza perdere di vista il quadro generale, ricostruendo la complessità della Grande guerra attraverso saggi, testimonianze e materiali maturati in quarant’anni di studi.
Nel corso dell’incontro, Todero ha spiegato come il volume raccolga testi scritti in momenti diversi ma accomunati da un filo conduttore preciso: l’idea che la guerra non termini con un armistizio o con un trattato di pace, ma continui a vivere nelle società, nella politica, nelle memorie collettive e nelle esistenze individuali. Un approccio interpretativo che lo storico collega alla scuola storiografica francese del Memoriale della Grande Guerra e al concetto di “uscita dalla guerra”, inteso come processo lungo e complesso, ben diverso dalla semplice idea di “dopoguerra”.
La Prima guerra mondiale, ha ricordato Todero, lasciò in eredità non solo nuovi conflitti e tensioni territoriali, ma anche una profonda “brutalizzazione della politica”: la violenza vissuta nelle trincee continuò infatti a manifestarsi negli scontri civili e politici degli anni successivi, dal Biennio Rosso all’affermazione dei fascismi europei. Allo stesso tempo, il conflitto generò una lunga e persistente memoria culturale fatta di libri, diari, poesie, film e testimonianze che attraversarono l’intero Novecento.
Particolarmente intensa è stata la riflessione sul tema del lutto e delle ferite interiori lasciate dalla guerra. Todero ha richiamato l’esperienza di Giani Stuparich e il dolore mai superato per la morte del fratello Carlo, spiegando come intere generazioni siano rimaste segnate da quella frattura storica ed emotiva. Da qui anche il titolo del volume,
La guerra dentro, ispirato al film
Capitan Conan di Bertrand Tavernier: la guerra come esperienza che continua a consumare interiormente gli individui e le società anche molto tempo dopo la fine dei combattimenti.
Ampio spazio è stato dedicato anche all’impresa di Fiume e alla continuità tra l’esperienza bellica e le tensioni del primo dopoguerra. Todero ha evidenziato come molti protagonisti dell’occupazione dannunziana provenissero direttamente dalle trincee o fossero cresciuti dentro un clima culturale intriso di retorica eroica e militarista. L’episodio di Fiume viene così interpretato come una delle manifestazioni italiane della lunga eredità della guerra e delle violenze che continuarono a segnare l’Europa dopo il 1918.
Nel dialogo con Manenti è emerso anche il ruolo delle fonti letterarie e diaristiche nello studio della Grande guerra. Todero ha spiegato come poesie, romanzi, memorie e lettere rappresentino strumenti fondamentali per comprendere l’esperienza concreta dei soldati e la dimensione umana del conflitto, spesso assente nelle fonti ufficiali. Dai versi di Ungaretti ai racconti di Carlo Salsa, fino ai diari dei combattenti, la letteratura permette infatti di restituire la realtà delle trincee, la convivenza quotidiana con la morte e il trauma vissuto da milioni di uomini.
L’incontro ha affrontato inoltre il tema dell’irredentismo adriatico e delle differenti anime che convivevano tra gli interventisti giuliani. Attraverso le figure dei fratelli Stuparich, di Ruggero Timeus e di Scipio Slataper, Todero ha ricordato come la guerra contro l’Austria avesse temporaneamente unito posizioni ideologiche anche molto distanti, differenze che sarebbero però riemerse con forza nel dopoguerra e durante il fascismo.
Un altro passaggio significativo ha riguardato la scrittura di guerra e la vastissima corrispondenza prodotta dai soldati al fronte. Todero ha ricordato come la guerra di trincea, fatta anche di lunghe attese e momenti di immobilità, favorisse la scrittura di lettere e diari, strumenti indispensabili per mantenere un legame con la propria casa e con la propria vita civile. Una massa enorme di testimonianze che oggi costituisce un patrimonio storico e umano di valore straordinario.
Nel corso della serata si è parlato anche di figure emblematiche dell’epoca come Ercole Miani e Gabriele D’Annunzio. Del poeta abruzzese Todero ha sottolineato soprattutto la capacità di utilizzare il linguaggio e la retorica per parlare alle folle, intuendo meccanismi psicologici e simbolici che avrebbero segnato profondamente la politica di massa del Novecento.
In chiusura, l’autore ha raccontato la genesi dell’ultimo capitolo del volume, dedicato alle isole di Veglia, Cherso, Lussino e Arbe durante l’impresa fiumana. Attraverso documenti e relazioni rimaste a lungo poco conosciute, Todero ha ricostruito il clima politico e le tensioni nazionali che attraversavano quelle realtà adriatiche negli anni immediatamente successivi alla guerra, offrendo uno sguardo originale su un territorio al centro delle trasformazioni dell’Europa postbellica.
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