“La libera muratoria. Una visione tradizionale”: a Trieste il confronto con Natale Mario Di Luca

19 settembre 2026
Dalle origini della Libera Muratoria al rapporto con la politica, dalla tradizione iniziatica alla storia italiana ed europea: l’incontro promosso dalla Società Internazionale di divulgazione Manlio Cecovini ha offerto un articolato percorso attraverso alcuni dei temi al centro del volume di Natale Mario di Luca.

Un viaggio nella storia della Massoneria per interrogarsi sulle sue origini, sulla sua natura iniziatica e sulle trasformazioni che ne hanno segnato lo sviluppo, in particolare in Italia. È stato questo il filo conduttore dell’incontro con Natale Mario di Luca, ospitato venerdì 18 settembre nella sede triestina della Società Internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici sociali ed etici, in occasione della presentazione del volume La libera muratoria. Una visione tradizionale.

Al centro dell’intervento di Di Luca una tesi che attraversa l’intero libro: la necessità di distinguere la Massoneria intesa come tradizione iniziatica dalle forme che essa ha assunto nel corso della storia e, in particolare, dal ruolo politico e sociale svolto da alcune organizzazioni massoniche a partire dall’età napoleonica.

Secondo la lettura proposta dall’autore, proprio la riorganizzazione napoleonica della penisola italiana rappresentò un passaggio decisivo. In quella fase si affermò infatti un modello fortemente centralizzato e legato alla dimensione politica, destinato a incidere anche sulla successiva esperienza massonica italiana. Di Luca ha sottolineato come ciò non significhi negare il contributo avuto dalla Massoneria nel Risorgimento e nel processo di indipendenza nazionale, che ha definito fondamentale, quanto piuttosto distinguere questa funzione storica dalla missione che egli riconduce alla tradizione massonica propriamente detta.

Da qui il richiamo al concetto stesso di Tradizione, intesa come trasmissione di un patrimonio che non viene ricondotto a un singolo fondatore o a un preciso momento storico. Nel corso dell'incontro sono stati richiamati i più antichi documenti della tradizione muratoria, a partire dai manoscritti Regius e Cooke, e il valore simbolico attribuito alla geometria e alla costruzione del Tempio. Una prospettiva che ha condotto il relatore ancora più indietro, verso il retroterra culturale costituito dal pensiero pitagorico e platonico, dal neoplatonismo e dall'incontro tra cultura greco-romana e tradizione giudaico-cristiana.

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema delle origini della Massoneria moderna e al dibattito sulla continuità tra Massoneria operativa e speculativa. Di Luca ha ricordato come non esista, a suo giudizio, una risposta unica applicabile a tutte le realtà europee. Se per la prima Gran Loggia londinese del XVIII secolo è possibile discutere di una cesura rispetto alle antiche corporazioni di costruttori, in altri contesti – in particolare in Scozia e Irlanda – la documentazione consentirebbe invece di seguire più chiaramente il passaggio dalle organizzazioni operative a quelle speculative. Anche la contrapposizione tra i cosiddetti Moderns e Antients e la loro successiva unificazione nel 1813 è stata richiamata per mostrare la complessità di un processo storico difficilmente riducibile a una sola linea evolutiva.

Il confronto si è quindi spostato sulla storia italiana e sulla questione della continuità tra il Grande Oriente d’Italia di età napoleonica e quello ricostituito nel XIX secolo. Di Luca ha distinto la legittimità di richiamarsi a una determinata eredità storica dall'esistenza di una continuità organizzativa diretta, soffermandosi sulla Loggia Ausonia e sulla storia del Rito Scozzese Antico e Accettato. Anche in questo caso l'invito è stato a separare le ricostruzioni consolidate nel tempo da ciò che può essere effettivamente documentato attraverso le fonti.

Le domande del pubblico hanno permesso di allargare ulteriormente la discussione. Uno dei temi affrontati è stato il rapporto tra Massoneria, scienza e cultura europea tra Sei e Settecento, con particolare attenzione alla Royal Society e alla figura di Isaac Newton. Di Luca ha ricordato come l'appartenenza massonica di Newton non sia documentata con certezza, soffermandosi invece sul suo interesse per l'alchimia, la Cabala, l'astrologia e, soprattutto, per lo studio del Tempio di Salomone: aspetti della sua ricerca divenuti più chiaramente conoscibili attraverso manoscritti emersi e studiati in epoca successiva.

Da Newton il dialogo è arrivato a Giordano Bruno, al quale Di Luca ha dedicato una riflessione volutamente critica rispetto ad alcune letture che ne hanno fatto un precursore o addirittura un riferimento fondativo della Massoneria. Richiamando anche gli studi di Frances Yates e il rapporto del filosofo nolano con la precedente tradizione neoplatonica, l'autore ha invitato ancora una volta a distinguere il dato storico dalle successive costruzioni simboliche e interpretative.

Un'altra parte significativa dell'incontro ha riguardato il rapporto tra Massoneria e politica al di fuori dell'Italia. Dal confronto è emerso come la politicizzazione non possa essere considerata un fenomeno esclusivamente mediterraneo: si è parlato del ruolo delle logge militari nell'espansione britannica, della presenza massonica nei territori dell'Impero e del coinvolgimento delle élite locali. Un rapporto complesso, perché gli stessi strumenti culturali e politici acquisiti all'interno del sistema coloniale furono in alcuni casi utilizzati successivamente nei processi di emancipazione e indipendenza.

Questa riflessione ha aperto un ulteriore interrogativo sull'idea di una Massoneria realmente universale. Nella prospettiva illustrata da Di Luca, le sue radici rimangono profondamente legate alla cultura europea, all'eredità greco-romana e giudaico-cristiana. Il confronto con altre tradizioni religiose e iniziatiche può quindi produrre incontri e contaminazioni, ma non autorizza, secondo l'autore, a considerare la Massoneria come una sorta di contenitore universale di tutte le tradizioni esoteriche.

Nella parte conclusiva il dibattito ha toccato anche uno dei capitoli più controversi della storia massonica italiana del Novecento, quello della P2 e di Licio Gelli. Sollecitato da una domanda del pubblico, Di Luca ha ripercorso alcuni ricordi della propria esperienza nel Grande Oriente d'Italia, nel quale entrò nel 1971, raccontando il clima interno legato alla vicenda P2 e soffermandosi sul tema dell'infiltrazione politica. Anche attraverso ricordi personali, il relatore ha restituito la complessità di una stagione che ha profondamente condizionato l'immagine pubblica della Massoneria italiana.

Ne è emerso un incontro volutamente lontano da una ricostruzione lineare o celebrativa. Attraverso storia, documenti, interpretazioni e testimonianze personali, Natale Mario di Luca ha proposto di tornare alle fonti e di distinguere la dimensione iniziatica della Massoneria dalle molte funzioni politiche, sociali e culturali che le organizzazioni massoniche hanno assunto nei diversi periodi storici e nei diversi Paesi.
È proprio questa distinzione a costituire il nucleo di La libera muratoria. Una visione tradizionale: un volume che prova a leggere la storia massonica non soltanto attraverso le sue manifestazioni politico-sociali più note, ma interrogandone il retroterra culturale, simbolico e iniziatico e mettendo a confronto modelli ed esperienze differenti.

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