Massoneria e cinema: Giorgio Sangiorgi a Trieste racconta oltre un secolo di storia, simboli e rappresentazioni

19 ottobre 2026
Dalle origini del cinema alla propaganda politica, dalla commedia all’italiana ai cartoni animati: un percorso attraverso oltre 350 film per distinguere la massoneria storica dalle leggende e dalle interpretazioni che ne hanno influenzato l’immaginario collettivo.

Come ha raccontato il cinema la massoneria nel corso della sua storia? E quanto le rappresentazioni cinematografiche hanno contribuito a costruire l'immaginario collettivo attorno a un universo spesso associato al mistero, al segreto e al complottismo? A questi interrogativi è stata dedicata la conferenza “Massoneria e Cinema: ipotesi per una filmografia”, promossa dalla Società Internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici sociali ed etici, che si è svolta venerdì 16 ottobre nella sede dell'Associazione, in viale Miramare 23 a Trieste.

Protagonista dell'incontro Giorgio Sangiorgi, studioso e critico cinematografico, che ha accompagnato il pubblico in un percorso attraverso oltre 350 pellicole, dalle origini del cinema fino alle produzioni contemporanee. Un lavoro di ricerca che si propone di gettare le basi per una filmografia sistematica dedicata al rapporto tra cinema e massoneria, oggi non disponibile, distinguendo i riferimenti storicamente documentati dalle interpretazioni simboliche e dalle ricostruzioni di fantasia.

Proprio la necessità di distinguere questi diversi livelli di rappresentazione è stata al centro della prima parte dell'intervento. Incrociando repertori e fonti cinematografiche, Sangiorgi ha individuato circa 67 film direttamente riconducibili alla massoneria storica, 108 pellicole con riferimenti occasionali e oltre 170 opere legate a leggende, società segrete e interpretazioni esoteriche. Una classificazione che evidenzia quanto, nel corso del tempo, il cinema abbia spesso sovrapposto alla realtà della libera muratoria elementi appartenenti ad altri ambiti, dai Templari al Santo Graal, dall'occultismo al satanismo, fino alle teorie del complotto. Associazioni che, ha sottolineato il relatore, hanno contribuito a generare confusione nella percezione pubblica della massoneria.

Il percorso storico è cominciato dal cinema muto, con La presa di Roma di Filoteo Alberini del 1905, una delle prime produzioni cinematografiche italiane, alla cui realizzazione contribuì anche la massoneria. Sangiorgi si è poi soffermato sulle prime rappresentazioni americane dei rituali iniziatici, spesso trasformati in caricature, nelle quali simboli e cerimonie diventavano strumenti di comicità e di satira.

Ampio spazio è stato dedicato al rapporto tra massoneria, storia e potere politico. Attraverso estratti di film come Il padrino – Parte III di Francis Ford Coppola e I banchieri di Dio – Il caso Calvi, il relatore ha affrontato il modo in cui il cinema ha rappresentato le relazioni tra finanza, politica, Vaticano e organizzazioni massoniche, soffermandosi in particolare sulla vicenda del Banco Ambrosiano e della loggia P2. Un altro esempio è arrivato dallo sceneggiato televisivo Tecnica di un colpo di Stato: la marcia su Roma, che ricostruisce anche l'incontro tra Benito Mussolini e Raoul Palermi, gran maestro della massoneria di Piazza del Gesù, nei giorni precedenti la Marcia su Roma.

La conferenza ha affrontato inoltre il ruolo del cinema come strumento di propaganda durante la Seconda guerra mondiale. Sangiorgi ha messo a confronto le produzioni antimassoniche della Francia di Vichy, che presentavano le logge come organizzazioni pericolose e dedite al complotto, con il cortometraggio statunitense Don't Be a Sucker, una denuncia delle ideologie discriminatorie e dei discorsi d'odio. Due rappresentazioni profondamente diverse, che mostrano come il riferimento alla massoneria sia stato utilizzato anche per sostenere precise finalità politiche.

Dalla storia alla finzione, il relatore ha analizzato anche pellicole nelle quali i simboli massonici si intrecciano con il racconto leggendario o con atmosfere di mistero, come L'uomo che volle farsi re e Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. In questi casi, ha osservato Sangiorgi, è particolarmente importante distinguere l'utilizzo cinematografico di rituali, parole d'ordine e simboli dalla loro effettiva appartenenza alla tradizione massonica.

Non è mancato uno sguardo alla commedia e alla satira, con la celebre sequenza dell'iniziazione massonica in Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli, interpretato da Alberto Sordi, e con gli esempi tratti dal cinema comico e dall'animazione. Dai Simpson, con l'episodio dedicato all'immaginario ordine dei Tagliapietre, a Stanlio e Ollio ne I figli del deserto, Sangiorgi ha mostrato come le società iniziatiche e i loro rituali siano diventati anche strumenti per raccontare, attraverso l'ironia, le dinamiche di appartenenza, i privilegi e le relazioni sociali.

Un ulteriore elemento emerso dall'incontro riguarda la differente percezione della massoneria negli Stati Uniti e in Italia. Nel contesto americano, ha spiegato Sangiorgi, le logge sono generalmente riconosciute anche per le loro attività associative, filantropiche e di mutuo soccorso. In Italia, invece, l'immagine della massoneria è stata maggiormente condizionata da vicende storiche, politiche e giudiziarie, dal rapporto con la Chiesa cattolica allo scandalo della P2. Differenze culturali che trovano riscontro anche nelle rappresentazioni cinematografiche.

Nel confronto conclusivo con il pubblico è stata ribadita l'importanza del rigore documentario, soprattutto quando il cinema affronta vicende storiche controverse. Da qui il valore del progetto presentato da Sangiorgi: realizzare una filmografia che non sia un semplice elenco di titoli, ma uno strumento scientifico di consultazione, capace di ricostruire per ogni opera il contesto, le fonti e i riferimenti alla massoneria, distinguendo i fatti documentati dalle interpretazioni e dalle leggende.

Un lavoro ancora aperto, che potrebbe offrire a studiosi e appassionati nuovi strumenti per comprendere non soltanto il rapporto tra massoneria e cinema, ma anche il modo in cui il grande schermo ha contribuito, nel corso di oltre un secolo, a costruire e trasformare la percezione pubblica della libera muratoria.

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