Si è concluso con una conferenza dedicata a Nicola Bottacin l’ultimo appuntamento prima della pausa estiva della rassegna promossa dalla Società Internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici sociali ed etici. Ospite dell’incontro, svoltosi all’Antico Caffè San Marco di Trieste, è stato Marco Callegari, responsabile della Biblioteca del Museo Bottacin dei Musei Civici di Padova e studioso di storia dell’editoria e della numismatica.
Nel corso della conferenza, Callegari ha ricostruito la figura di Nicola Bottacin (1805-1876), personaggio oggi noto soprattutto per l'omonimo museo padovano, ma che trascorse oltre trent’anni della propria vita a Trieste, contribuendo in maniera significativa alla vita economica, culturale e civile della città.
Nato a Vicenza da una famiglia di modeste condizioni economiche, Bottacin dovette interrompere presto gli studi per lavorare. Dopo le prime esperienze a Venezia come impiegato commerciale, sviluppò una solida formazione linguistica e professionale che gli consentì di costruire una fitta rete di relazioni con il mondo imprenditoriale inglese. Un lungo soggiorno in Inghilterra, tra il 1837 e il 1839, gli permise di conoscere direttamente le trasformazioni della rivoluzione industriale e di comprendere le potenzialità dei commerci internazionali.
Fu proprio grazie a queste competenze che nel 1839 si trasferì a Trieste e fondò insieme a Giovanni Pettondi una società specializzata nell’importazione e distribuzione di manifatture tessili inglesi. L’attività si rivelò rapidamente un successo e consentì a Bottacin di costruire una considerevole fortuna personale.
Callegari ha evidenziato come il successo economico rappresentasse, nella Trieste ottocentesca, uno dei principali strumenti di ascesa sociale. Bottacin ricoprì via via incarichi pubblici e istituzionali: membro della Camera di Commercio, consigliere municipale, dirigente di istituti finanziari e promotore di iniziative culturali e formative. Una presenza capillare nella vita cittadina che testimonia il prestigio raggiunto all’interno della comunità triestina.
Ampio spazio è stato dedicato anche al rapporto tra Bottacin e l’arciduca Massimiliano d’Asburgo. I due si conobbero grazie alla comune passione per la botanica e per l’arte dei giardini. Da quell’incontro nacque un’amicizia che portò Bottacin a frequentare assiduamente Miramare e a mantenere rapporti di fiducia con l’arciduca anche dopo la sua partenza per il Messico. Un legame che emerge con particolare evidenza dalla corrispondenza conservata negli archivi e dalle onorificenze che Massimiliano volle conferirgli.
Un altro aspetto centrale della conferenza ha riguardato la villa che Bottacin fece costruire sulle alture di Trieste. Attraverso fotografie e documenti d’epoca recentemente individuati, Callegari ha mostrato come la residenza fosse molto più di una semplice abitazione privata: un luogo di rappresentanza, circondato da vasti giardini e arricchito da opere d’arte, sculture e collezioni che attiravano visitatori illustri provenienti da tutta Europa.
Proprio in quegli anni maturò la passione che avrebbe segnato la sua eredità culturale: la numismatica. A partire dagli anni Cinquanta dell’Ottocento Bottacin iniziò infatti a raccogliere monete medievali e moderne, costruendo una collezione di eccezionale valore che si affiancò a raccolte artistiche e bibliografiche sempre più importanti.
Nel 1865, ormai ritiratosi dagli affari, decise di trasferirsi a Padova. Qui fondò il Museo Bottacin, una realtà innovativa per l’epoca, dotata di un proprio statuto, di una biblioteca, di un archivio e di risorse economiche destinate a garantirne la crescita nel tempo. Una struttura che ancora oggi conserva l’impronta voluta dal fondatore e che rappresenta uno dei più importanti musei numismatici italiani.
La conferenza si è conclusa con alcune riflessioni sugli aspetti ancora poco conosciuti della vita di Bottacin, tra cui le ragioni del definitivo trasferimento da Trieste a Padova e la complessa vicenda della figlia Elisa, figura che continua a suscitare interrogativi tra gli studiosi.
L’incontro ha offerto ai presenti l’occasione di riscoprire una figura che fu protagonista della Trieste ottocentesca, contribuendo con la propria attività imprenditoriale, il proprio impegno civico e la propria sensibilità culturale allo sviluppo della città.
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