La polveriera balcanica. Cosa cova sotto le ceneri

21 ottobre 2026
I Balcani sono ancora la polveriera d’Europa? Quali tensioni continuano ad attraversare la regione e quale ruolo possono svolgere le grandi potenze e l’Unione Europea nel determinarne il futuro? Sono gli interrogativi attorno ai quali si è sviluppata la conferenza “La polveriera balcanica. Cosa cova sotto le ceneri”, tenuta ieri, martedì 20 ottobre, dal giornalista e scrittore Pierluigi Sabatti all’Antico Caffè San Marco di Trieste. L’incontro, seguito da un pubblico numeroso, ha inaugurato la nuova stagione della rassegna del terzo martedì del mese promossa dalla Società internazionale di divulgazione Manlio Cecovini per gli studi storici sociali ed etici.

«I fari dell’informazione si sono un po’ ritirati dai Balcani», ha osservato Sabatti in apertura, ricordando come l’attenzione internazionale sia oggi concentrata soprattutto sulle guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Eppure, ha sottolineato, le tensioni che hanno storicamente caratterizzato la penisola balcanica non sono scomparse. Dalle guerre del 1912 e 1913 all’attentato di Sarajevo, che contribuì a innescare la Prima guerra mondiale, la regione è stata più volte al centro di crisi capaci di coinvolgere l’intero continente. Oggi il quadro è profondamente cambiato, ma continuano a intrecciarsi rivalità storiche, questioni identitarie, difficoltà economiche e interessi internazionali.

Il primo e più ampio approfondimento è stato dedicato alla Serbia, descritta da Sabatti come il Paese attualmente più instabile della penisola. Al centro dell’analisi, le proteste studentesche nate dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, costato la vita a sedici persone, e progressivamente trasformatesi in un movimento di contestazione contro la corruzione, il clientelismo e la gestione del potere. In vista delle elezioni parlamentari del 25 ottobre, Sabatti ha illustrato il confronto tra il Partito Progressista Serbo di Aleksandar Vučić e la lista sostenuta dagli studenti, richiamando le analisi dell’Osservatorio Balcani-Caucaso Transeuropa e dell’analista politico Mirko Dautović.

Secondo la lettura proposta dal relatore, il voto potrebbe aprire una fase di cambiamento, ma anche determinare uno stallo istituzionale. Particolare attenzione è stata riservata alle garanzie di regolarità delle elezioni, alle difficoltà di controllo delle liste elettorali e alla necessità di una presenza adeguata di osservatori indipendenti e internazionali. Sabatti ha inoltre evidenziato il peso del nazionalismo serbo e delle questioni storiche ancora irrisolte, che continuano a incidere sul dibattito politico e sui rapporti con i Paesi vicini.

La Serbia rappresenta anche un esempio della complessità degli equilibri internazionali nei Balcani. Sospesa tra le aspirazioni europee e i rapporti con Mosca, Belgrado ha costruito negli anni relazioni con interlocutori molto diversi, dagli Stati Uniti alla Cina, dalla Francia alla Germania, fino alla Turchia. Sabatti ha richiamato, tra gli altri, gli accordi militari con Parigi, gli investimenti cinesi nello sfruttamento delle risorse minerarie e le controversie legate ai progetti di estrazione del litio. Una politica estera che, nella sua interpretazione, ha consentito a Vučić di consolidare il proprio ruolo internazionale, ma che si confronta oggi con un quadro interno sempre più incerto.

La conferenza è proseguita con una panoramica sulla situazione politica ed economica degli altri Paesi della regione, mettendo in evidenza condizioni differenti ma anche alcune fragilità ricorrenti: la corruzione, la difficoltà di costruire istituzioni stabili, le tensioni nazionalistiche e il rapporto spesso complesso con l’integrazione europea.

Il Montenegro, tra i Paesi più avanzati nel percorso di adesione all’Unione Europea, è stato presentato come una realtà economicamente sostenuta dal turismo e dagli investimenti, ma caratterizzata da equilibri politici delicati e dalla convivenza, nella maggioranza di governo, di forze europeiste e orientamenti filoserbi. In Bulgaria, Sabatti si è soffermato sull’instabilità politica degli ultimi anni, sulle proteste contro la corruzione e sulle sfide che attendono le istituzioni, anche alla luce delle tensioni nel Mar Nero. La Grecia, al contrario, è stata indicata come un esempio di ripresa economica dopo la crisi del debito, pur in presenza di problemi sociali, occupazionali e abitativi ancora significativi.

Uno spazio è stato riservato anche alla Romania, attraversata, nel quadro illustrato dal relatore, da difficoltà nella formazione di un governo e dalla crescita delle forze nazionaliste, e alla Macedonia del Nord, dove il percorso di integrazione europea continua a scontrarsi con la controversia identitaria e costituzionale con la Bulgaria.

Particolarmente complessa resta la situazione del Kosovo, segnata dalle difficoltà nei rapporti con la Serbia, dalle tensioni nelle municipalità a maggioranza serba e da un processo di avvicinamento all’Unione Europea ostacolato anche dal mancato riconoscimento della sua indipendenza da parte di cinque Stati membri. Sabatti ha ricordato come il dialogo tra Belgrado e Pristina, sostenuto dalle istituzioni europee, continui a procedere con difficoltà.

In Albania, l’attenzione si è concentrata sulle mobilitazioni studentesche e sulle proteste contro il governo di Edi Rama, alimentate dalle condizioni del sistema universitario, dai costi dell’istruzione e dalle accuse di corruzione. Il relatore ha evidenziato il contrasto tra queste tensioni interne e i progressi compiuti dal Paese nel percorso di avvicinamento all’Unione Europea.

A chiudere la panoramica è stata la Bosnia-Erzegovina, dove il complesso assetto istituzionale costruito dopo la guerra continua a risentire delle divisioni tra le comunità bosgnacca, serba e croata. I veti incrociati, le spinte autonomiste della Republika Srpska (Repubblica Serba di Bosnia), le difficoltà economiche e l’emigrazione delle giovani generazioni rappresentano, secondo Sabatti, altrettanti ostacoli alla stabilità e allo sviluppo del Paese.

Quale ruolo, dunque, per l’Europa? Nella parte conclusiva della conferenza, Sabatti ha riconosciuto gli interventi compiuti dall’Unione Europea a sostegno della pace, delle riforme e dell’integrazione regionale, sottolineandone tuttavia i limiti. Le divisioni interne, il peso delle forze sovraniste e il meccanismo dell’unanimità in alcune decisioni continuano, a suo giudizio, a ridurre la capacità europea di intervenire con tempestività. Una debolezza che assume particolare rilievo in una regione nella quale Stati Uniti, Russia e Cina perseguono interessi economici e strategici differenti.

Alla domanda posta dal titolo dell’incontro, se la polveriera balcanica possa tornare a esplodere, Sabatti ha risposto richiamando il rischio rappresentato dalle crisi ancora aperte, a partire dalla Serbia. Non un esito inevitabile, ma una possibilità che rende necessario continuare a seguire con attenzione quanto accade nella regione, senza considerare definitivamente superati i conflitti del passato.

Numerosi gli interventi del pubblico, che hanno arricchito il confronto con domande e testimonianze dirette. Tra i temi affrontati, le differenze politiche tra città e campagne in Serbia, le relazioni tra Belgrado e Zagabria, le proteste in Albania, i rapporti tra Italia e Serbia e il ruolo delle appartenenze religiose nella vita politica balcanica.

Proprio sulla Croazia, Sabatti ha ricordato quanto le rivalità storiche con la Serbia continuino a pesare sulle relazioni tra i due Paesi, osservando come il richiamo al passato possa essere utilizzato anche per spostare l’attenzione dalle difficoltà interne. Sul versante religioso, il confronto ha evidenziato l’intreccio tra identità nazionali, cristianesimo ortodosso e cattolico e presenza islamica, con particolare riferimento alla Serbia, al Kosovo e all’Albania.

Il dibattito ha inoltre offerto spazio a una testimonianza di segno diverso sulla situazione serba. Un partecipante, recentemente rientrato da Belgrado e con una lunga esperienza professionale nei Balcani, ha descritto un clima cittadino più tranquillo rispetto a quello rappresentato da parte dell’informazione, esprimendo una valutazione differente sulle prospettive elettorali e sulla forza del movimento studentesco. Sabatti ha accolto il contributo sottolineando il valore delle esperienze dirette e l’importanza di confrontare fonti e punti di vista diversi.

In chiusura, il relatore ha invitato il pubblico a continuare ad approfondire le vicende della regione attraverso fonti giornalistiche specializzate, citando in particolare Osservatorio Balcani-Caucaso Transeuropa ed East Journal, realtà italiane impegnate nell’informazione e nell’analisi dell’Europa sudorientale.

L’incontro ha aperto il nuovo ciclo di conferenze che l’Associazione Manlio Cecovini propone all’Antico Caffè San Marco ogni terzo martedì del mese, da ottobre a giugno, con l’obiettivo di offrire alla cittadinanza occasioni di approfondimento e confronto sui temi della storia, della società e dell’attualità. Il prossimo appuntamento è in programma martedì 17 novembre, con Tiziana Piras e una conferenza dedicata al rapporto tra uomo e natura nella letteratura.

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